Io Tu Tu io
quali i confini?
Dove il punto
fermo ove sostare
ove far tacere
l’inappagato anelito
che sempre urge
in fondo al cuore?
Se l’io è valore
se realtà è l’io
tutto è anelito
e passione.
Sì, talvolta cerco
l’ebbrezza d’una
folle cavalcata
su quei focosi
destrieri nelle lande
assolate della vita.
Ma poi cosa ne resta
se inesorabile tutto
divora il tempo,
se la più ardente
passione presto
si consuma,
se il più veemente
anelito è già sopito.
E Tu… Tu sei
sempre là che aspetti
guardi e sorridi.
Luccicano i Tuoi occhi
come stelle nella notte
oscura. Profumato
è il Tuo respiro
come la brezza
del mare massauino.
Corvini, i Tuoi capelli
ricadono lucenti
sul volto e sulle spalle,
celando il nero sopracciglio
in fitto velo di mistero.
Il Tuo sorriso dona
il tepore della primavera.
Se solo contraccambio
il Tuo amoroso sguardo,
subito miei sono
i Tuoi mille doni.
Miei. Io. Ma io,
ti riconosco?
Sei Tu quello
che vedo nel magico
specchio del creato?
che sento muovere
nel fondo del mio cuore?
O sono sempre io
così inesorabile
presenza che alla fine
altro di te non resta
se non distorta immagine,
idolo, Tu riflesso
di me non io di Te.
E allora cavalco
ancora quei destrieri
ripercorro le assolate
lande della vita
ancora cerco
quell’oceano
ove affondare sostare
tacere riposare;
ove tale sarà il fragore
dello sciabordio
delle sue onde
che più non sentirò
il sordo borbottio
dell’io ma solo la sua,
che è la Tua voce;
ove tale sarà la freschezza
delle sue profonde acque
oscure che la bruciante
calura di passioni e desideri
pian piano si dileguerà;
perché non c’è fango di io
pur indurito dal trascorrere
del tempo che resista
alla quieta e dolce potenza
dissolutrice di quelle acque.
Potrà risplendere allora
la Tua sposa? Sarà alfine
l’io divenuto anima piacente
e piaciuta? E i suoi occhi,
liberi d’ingombranti veli,
cesseranno di cercarTi
nell’ingannevole suo specchio
seduttore? Vedranno
finalmente Te nelle piccole
e grandi cose della vita?
Quando avrà fine questa
lontananza desolata?
O non è anche questo
grido schiamazzo
dell’io importuno
pretenzioso clamore
che ricopre la Tua
tranquilla voce
che, mai scoraggiata
dalle più audaci infedeltà,
continua a inviare
messaggi d’amore
dalle eterne lettere-madri
del Tuo Santo Libro.
Bologna, 14 marzo 1994